domenica 6 maggio 2007

Giornalismo nel 2007

Quando verso le 20:30 sono uscito dalla sala stampa del Palasport di Palermo dopo la convention di Cammarata lasciando ancora alcuni giornalisti che, nonostante la presenza di una rete col filo e di una wireless, dettavano per telefono pezzi di frasi di Berlusconi pronunciate due ore prima (mentre noi nel liveblog le avevamo postate in tempo reale) mi sono chiesto (con enormi punti interrogativi) chi faccia davvero giornalismo e come si possa fare informazione nel 2007.



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COMMENTI COMMENTI


  1. domenica 6 maggio 2007

    Agghiacciante.
    Non sanno che esiste il fax? :)

    (comunque verranno tutti travolti dal progresso)

    Separatore
  2. domenica 6 maggio 2007

    Strano che non abbiano pensato ai segnali di fumo…
    E comunque rientra nella norma se si considera che il GdS è l’unico quotidiano di una certa rilevanza a non avere un sito

    Separatore
  3. domenica 6 maggio 2007

    concordo, i giornalisti italiani sono quelli al mondo più riluttanti alle nuove tecnologie.

    Separatore
  4. domenica 6 maggio 2007

    Ma scusa eh.
    Secondo te è importante come lo trasmettono o cosa gli chiedono?
    Gli avete chiesto di come s’intende combattere le infiltrazioni mafiose, delle migliaia di miliardi spese per ingrassare consigli comunali, regionali, enti fantasma? Eh?
    E allora, se il blog dev’essere una sequela di frasi del tipo “un milione di posti di lavoro, fate ritornare qui glli emigranti perché ce n’è per tutti” preferisco dettare i pezzi non col telefono ma coi segnali di fumo.

    Ma che siano articoli di giornale, non lingue stese.

    Separatore
  5. domenica 6 maggio 2007

    Ciro quanto a tempestività è importante come li trasmettono e quanto tempo passa, visto che io sto parlando di riportare frammenti del discorso dal palco.

    Separatore
  6. mercoledì 9 maggio 2007

    Opinione per opinione, per me esistono quanto meno due ordini di problemi: la saturazione del canale di ricezione (destinatario dell’informazione) e l’allineamento dell’intento emittente-utente. Il giornalista che telefona o manda fax opera spesso nel dominio della comunicazione a bassa definizione e perciò ha anche minori esigenze di temporeale, questo mediamix è polimorfo ed è anche interattivo, si può passare da una bassa ad una (relativamente) alta definizione in pochi secondi. L’utente dovrebbe essere sempre onlline, il palmare una vera estensione auricolare. Ci sono persone così ma non sono la maggioranza, anzi sono ancora poche, grazie al cielo. Mi sta bene il giornalista realtime, quello delayed, quello che non comunica niente e financo il giornalista che non c’è. L’informazione è potere per chi la produce, è un’illusione per chi la fruisce o al più, nella sua espressione migliore, è una metafora della realtà. Questo genere di informazione virtual realtime senza un controllo reatroazionato – negative feedback lato utente rischia di produrre effetti incontrollabili (è una proiezione la mia, non una constatazione) perché internet riduce l’inerzia, l’attrito alle azioni (il pagamento di un servizio, per esempio) che possono avvenire in tempo reale a distanze enormi. In fondo la lentezza, il ritardo nella percezione ha anche i suoi vantaggi, nei casi in cui la coscienza funziona in modo automatico (la maggioranza dei casi). Forse sono solo un luddista ;-)

    Separatore

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