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“Chernobyl”, la serie tv e il 1986

«Qual è il prezzo delle bugie?».

Il 10 giugno sarà disponibile su Sky la miniserie in cinque episodi Chernobyl.

Se ne sta parlando parecchio anche perché i giudizi di chi l’ha vista sono finora i più alti di sempre per una serie tv, più di Breaking bad e Game of thrones, e si sta spargendo la voce che “piace a tutti”.

Ho avuto modo di vederla in lingua originale con sottotitoli in italiano e mi sento di confermare almeno il giudizio positivo, più che la supremazia assoluta, tra dialoghi superbi e crudezza.

La serie parla dell’incidente nucleare del 26 aprile 1986, il più grave della storia, verificatosi nella centrale nucleare tra Pryp”jat’ e Černobyl’, in Unione Sovietica. Le conseguenze sono state enormi; morti, sfollati, nube radioattiva fino al nord Italia, contaminazione, forse persino il crollo dell’U.R.S.S. (lo afferma Michail Gorbačëv) come conseguenza del crollo della sua credibilità e del collasso di alcune dinamiche interne. La storia è raccontata dal punto di vista degli scienziati e dei funzionari che gestirono il post incidente, con focus sui temi della verità (e delle bugie) nel totalitarismo, della scienza, delle debolezze umane, delle conseguenze.

Vi consiglio di guardarla, soprattutto se siete stati bambini come me negli anni ’80.

Quell’anno ho compiuto dieci anni ed è stato un anno carico di tensioni che ricordo. La sensazione che la Guerra fredda potesse scaldarsi all’improvviso era percepita ma era mista alla fiducia nel progresso che in parte era alimentata da una propaganda che si intuisce ancora in una bella pagina facebook, The Vault of the Atomic Space Age. Qualcosa si incrinò sia con l’esplosione dello Space Challenger sia con Chernobyl. Tutti nel 1986, come il lancio dei missili libici che lambirono Lampedusa (ad aprile). Mi allarmò più del fatto una ruga sul viso di mio nonno, che sarebbe morto quel luglio, reduce della Seconda guerra mondiale. Ma da allora fu una lunga distensione, fino al 1989 del crollo del Muro di Berlino.

Quell’incidente, quella tragedia, fa parte di noi ed è un punto di svolta.