giovedì 26 agosto 2010

Scuola? Panico paura

Un video sintetizza meglio di mille report lo status dell’istruzione e della scuola in Italia. :D

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mercoledì 25 agosto 2010

Mi piace su Deeario

Finalmente ho trovato un attimo per inserire il Like Button di facebook su Deeario.

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martedì 24 agosto 2010

On danse di sicuro

Stava per sfuggirmi una perla dei Djs from Mars: il mega-mashup tra Alors on danse di Stromae e le basi dance dei più grandi successi dance ’70, ’80 e ’90.

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sabato 14 agosto 2010

Twitter assume…in video

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sabato 31 luglio 2010

BlogItalia ha una nuova versione

Da mercoledì scorso BlogItalia ha (finalmente) una nuova versione.

BlogItalia

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martedì 27 luglio 2010

Keep calm 2.0

Keep calm and click on

Per guerre contemporanee.

(via dielle friendfeed)

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mercoledì 30 giugno 2010

FIKA espresso bar, divieti, tombini e la casa di Madonna

L’esperienza americana volge al termine e ci sono ancora un paio di cose che vorrei raccontarvi.

Vi mostro uno dei bar più fotografati dai turisti italiani… :D

FIKA espresso bar

Sui divieti qui non si scherza. Non è che non si può posteggiare sulla Quinta: non si può nemmeno PENSARE di farlo! :D

Divieto di pensiero di parcheggio sulla Quinta strada

A Little Italy ci sono altri divieti legati al parcheggio…

Cartelli sul parcheggio a Little Italy

I tombini che fumano esistono! (pure con la ciminiera)

Tombino fumante

Essendo in vena di “scoop” sono andato sull’81esima Est (Upper East Side) a fotografare questa impalcatura.

La nuova casa di Madonna sull'81esima Est

Sotto c’è quella che sarà la prossima casa di Madonna. :D Pare che sia costata 32 milioni di dollari e che abbia 26 camere, 14 bagni, 13 camere da letto, nove camini, un garage, un giardino di 900 metri quadrati e la cantinetta per i vini. Madonna sta facendo aggiungere un piano e la palestra per 1,7 milioni di dollari.

Oggi si torna in Italia. «Stand clear of the closing doors, please»!

Le foto sono qui.

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venerdì 25 giugno 2010

Yoga a Times Square e al Central Park, FML, porte, ascensori e “really”

Come già annunciato sono stato non a uno ma a due eventi dedicati allo yoga qui a New York. Il primo era Solstice in Times Square. Concentrandosi si riusciva a fare yoga tranquillamente, però devo ammettere che aprire gli occhi e vedere i cartelloni di Times Square faceva un effetto molto strano. È un’idea felice, anche se i puristi storceranno il naso per la conduzione della classe un po’ da party con vari «say yeah».

“Solstice in Times Square”
(foto scattata da asterix 611)

Il giorno dopo invece è toccato a Yoga at the Great Lawn, altro evento con diecimila (!) persone che hanno partecipato a un’unica classe sul pratone al Central Park.

Purtroppo la pioggia ha rovinato tutto e ci siamo bagnati di brutto… L’organizzazione lasciava a desiderare e molti hanno fatto un namastie‘ alla fine. :D

Tra le varie battaglie civiche dei newyorchesi ce n’è una veramente assurda: si sono scagliati contro la combinazione di lettere FML sui cartelli della metropolitana. In sostanza esistono le linee F, M ed L ma FML in sequenza può essere l’acronimo di “Fuck My Life” che non è esattamente una bella frase. Nei giorni scorsi il portavoce della Metropolitan Transportation Authority, che gestisce i trasporti urbani, ha dichiarato che cambieranno l’ordine delle lettere. Quando i servizi funzionano ci si può dedicare a queste cose da maluchiffari

FML - LFM
(foto tratte da 2nd Ave. Sagas)

Per quanto riguarda le piccole cose ci sono ancora due differenze fondamentali che ho notato. Le porte dei negozi e i portoni dei palazzi si tirano per entrare e si spingono per uscire. Non vanno quasi mai in due direzioni né si spinge per entrare (come spesso avviene in Italia). La craniata è assicurata. In ascensore invece non ci si dispone praticamente quasi mai in cerchio con le spalle alle pareti ma si danno spesso le spalle agli altri, allineati verso l’uscita. Nelle conversazioni tendono a ripetere all’inverosimile e con un tono fastidiosissimo «really?». E sì, really! Altrimenti che te lo dicevo a fare? :D

Ah, manca una settimana e mi riavrete tra i piedi…e pure molto agguerrito! :D

(crosspostato su Rosalio)

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martedì 22 giugno 2010

Voglia di mare, Rudy Giuliani, Pulitzer e J.Lo e yoga a Times Square

Sono da un mese negli Stati Uniti e la voglia di mare comincia a farsi sentire. So che mi manderete a quel paese ma mi avevano già detto questa cosa: quando l’orizzonte è costituito per un lungo periodo da palazzi, vetro e cemento un palermitano comincia a diventare malinconico e a cercare le colline dietro e il mare davanti. Per fortuna c’è il Central Park che permette di riprendere fiato.

Central Park

I newyorchesi hanno avuto due fortune con i sindaci: non hanno avuto un Ciancimino che ha avallato la cementificazione selvaggia, con l’aggravante della distruzione delle ville Liberty, e senza pianificazione di parcheggi e verde e hanno avuto Rudy Giuliani che con la sua Zero tolerance dal 1994 al 2001 ha bonificato New York e l’ha resa sicura. Sono tornato a casa di notte in metropolitana e devo riconoscere che le città italiane sono meno sicure.

Nella città del melting pot può davvero capitare di tutto: ho beccato un apparente peruviano sulla 43esima che suonava con il tipico flauto…Con il nastro rosa di Lucio Battisti! :O

Ricordate il portiere calvo e truce che mi aveva bloccato all’ingresso del palazzo? Ieri mi ha chiamato amichevole per…prendermi per il culo per la figuraccia dell’Italia con la Nuova Zelanda!…

Piccole curiosità: nella via dove abito, la 73esima Est, ha abitato Joseph Pulitzer, il giornalista ed editore che dà il nome al più importante premio giornalistico; la linea 6 della metropolitana, che prendo spesso, era utilizzata da Jennifer Lopez quando era ancora Jenny from the block (il Bronx) per andare a studiare danza e il suo disco di debutto si chiama, appunto, On the 6.

Jennifer Lopez - “On the 6”

Qui a New York mi sono iscritto a yoga da yogaworks (ve la consiglio, ne vale davvero la pena) e oggi ci sarà un evento pazzesco legato al Solstizio d’estate: Solstice in Times Square. Praticamente si potrà fare yoga con il materassino srotolato nel bel mezzo del posto più commerciale e frenetico del mondo (le foto dello scorso anno)! Questa sarà da raccontare.

Alla prossima!

Le foto sono qui

(crosspostato su Rosalio)

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domenica 20 giugno 2010

Mino Franciosa e “Waka waka” di Shakira

:O

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domenica 13 giugno 2010

“Train of thought”: Mihri Khatun

“Train of thought”: Mihri Khatun

«Il mio cuore arde in fiamme di dispiacere
Scintille e fumo salgono in un movimento circolare verso il cielo

Dentro di me il cuore ha preso fuoco come una candela
Il mio corpo, roteando, è un faro illuminato dalla tua immagine».

(Mihri Khatun, poetessa turca)

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sabato 12 giugno 2010

Concrete jungle where dreams are made of

Sulla 6 verso downtown mi chiedo
che cosa voglia questa città da me
e che cosa si prenderà.
Bruxelles si è presa la mia spensieratezza da teen-age e mi ha dato Rosalio.
New York è ancora un’incognita, così come il futuro.
Sillogisticamente: NY è il futuro.

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venerdì 11 giugno 2010

“American boy”, i “detective”, i neet, le scarpe e i Lady Antebellum

Come si esordisce per fare i simpatici quando si parla con uno che è andato in America? Chiamandolo American boy, come la canzone! Eppure quando lo fanno in dieci, venti, trenta, cento un po’ ti rompe le palle. Come potrei punire il prossimo che lo farà? Accettansi consigli sadici…

A Palermo nessuno si fa quelli propri, è notorio, ma francamente rimango perplesso nell’apprendere che tanti tra quelli che conosco si improvvisano detective e chiedono cose tipo: «Ma Tony Siino si è trasferito?»; «Ma Tony Siino è stato assunto da facebook?», «Ma Tony Siino che cosa fa a New York?», «Tutto ‘sto tempo? Sicuro c’ha una, vero?». No, non ve lo dico che cosa faccio qui. Almeno per ora. ;) Provate a indovinare…

Ho sentito una parola che mi è piaciuta: neet. È un acronimo per Not in Employment, Education or Training (non lavora, non studia, non si aggiorna). Pare che definisca una nuova popolazione di nullafacenti. Purtroppo qui si usa spesso per certi italiani. Quanti neet conoscete?

Le newyorchesi sono carine ma…che scarpe hanno?!?! Vanno di moda prevalentemente certi calzari da antico romano o le infradito per cui da tempo combatto una campagna per il bando (non parliamo delle infradito per u-omo poi!). Varianti: ballerine e stivali da pompiere. Rare le ragazze con scarpe degne di tale nome (tipo quelle che mettono le italiane in patria). Se le hanno in genere sono bellissime ed eleganti.

Qui a New York alla radio passano sempre Need you now dei Lady Antebellum. Anche lì?

Alla prossima!

(crosspostato su Rosalio)

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mercoledì 9 giugno 2010

La festa a Brooklyn, semafori pedonali e mance

Sabato sono andato con Carmine, un ragazzo italiano che è qui, e Olivia, la sua ragazza, a una festa assurda dalle parti di Bushwich (Brooklyn). Sul divieto di alcol ai minori di 21 anni sono rigidissimi, sulle norme di sicurezza (uscite, solidità delle scale antincendio) e igieniche (bar) un po’ meno… La festa era in capannone industriale in una zona da paura. A Williamsburg e dintorni una serie di spazi un tempo industriali sono sempre più fucine creative con designer, artisti, creativi. Il capannone della festa di cui vi parlo è sede di 3RDWARD, un centro di design per creativi appunto. Era anche una festa di beneficenza. Hanno ideato dei rifugi di fortuna per Haiti in acciaio, i Domes for Haiti. Durante la festa hanno raccolto 23 mila dollari per Haiti. Bravi.

Festa da 3RDWARD

Ma parliamo di semafori pedonali a New York. A Palermo si passa anche col rosso ma a New York…pure! La gente ha fretta e non è tassativo non attraversare quando è rosso. I guidatori (le auto sono di meno in proporzione, la subway funziona benissimo) sono mentalmente pronti a trovarsi un pedone sull’attraversamento e guardano comunque. Ok, una differenza c’è: non si discute se un auto trova un pedone dove non dovrebbe essere o viceversa. Si perderebbe troppo tempo.

Una cosa che fa impazzire gli italiani è la storia delle tip, le mance. Sono praticamente obbligatorie. In genere vanno dal 15% al 20% del conto e gli italiani sono noti per non lasciarne…infatti spesso nei locali frequentati dai turisti viene aggiunta a matita. I camerieri sono pagati poco (o nulla) e le mance sono fondamentali in questa economia. Inoltre i prezzi a volte non riportano le tasse. Ce n’è abbastanza per fare impazzire un connazionale.

Alla prossima.

Le foto sono qui.

AGGIORNAMENTO: le foto di 3RDWARD.

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martedì 8 giugno 2010

L’Upper East Side, “How are you?” e gli italiani di New York

Buongiorno Upper East Side! Mi verrebbe da dire «Sono Gossip Girl, la vostra sola e unica fonte di notizie sulle vite scandalose dell’élite di Manhattan», citando appunto la misteriosa blogger della serie tv culto ambientata nel quartiere dove vivo ormai da una settimana (se torno vestito come i protagonisti uccidetemi). Ma finora non ho niente di scandaloso da raccontare. Questa parte di New York ha ospitato i set di moltissimi film (dallo storico Colazione da Tiffany ai più recenti Manhattan, L’avvocato del diavolo, Autumn in New York e Il diavolo veste Prada) e serie tv (impressionante: I Jefferson, Arnold, La tata, Sex and the City, Will & Grace…) e mi appare molto familiare. Questo è il mio studio:

Studio dell'Upper East Side

Studio dell'Upper East Side

Per quanto riguarda il gossip sul palazzo, invece, ci sono alcune figure che ho notato. Il portiere calvo e truce (che non conoscendomi l’altro giorno mi ha rivolto dolci parole: «Come here!!! Who are you?!»), il (manager?) festaiolo del quinto piano che ha il terrazzo e che organizza le feste facendo caciara, la vicina pigra che mi ha dovuto raccontare che è pigra e guarda tutto il giorno la tv e la vicina un po’ bona dagli occhi blu dell’apartment 8F che fa sport e che non mi parla in ascensore.

Qui tutti ti dicono «How are you?» e tu cerchi di rispondere anche variando. Poi però capisci che non si aspettano davvero una risposta: è un modo di rapportarsi con il prossimo.

In 18 giorni negli Stati Uniti ho avvistato numero due cacche di cane. Una in un’aiuola a Berkeley, l’altra (non entro nei dettagli) non era raccoglibile. I cani ci sono, non hanno il didietro tappato: i padroni sono esseri civili.

Sono uscito con italiani e con italoamericani. Ebbene sì, sono due comunità diverse e spesso non comunicanti tra di loro. Gli italiani a New York sono quelli che ci lavorano, spesso giovani, quasi sempre laureati e arrivati da poco, anche di passaggio. Gli italoamericani sono i cittadini statunitensi di origine italiana. Parlano persino un americano diverso, sia nella pronuncia che nelle parole. E qui c’è una curiosità divertente e che non conoscevo. Gli italoamericani non storpiano soltanto le parole inglesi, c’è anche un’”andata e ritorno” con termini inglesi italianizzati e quindi errati in entrambe le lingue! Qualche esempio? Assuranza (da insurance/assicurazione), carru (da car/automobile), slaiza di pizza (slice of pizza/pezzo di pizza). Altri qui.

Presto parleremo di mance e di semafori pedonali. Alla prossima.

(crosspostato su Rosalio)

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