L’amore dura tre anni; «l’amore è una botta effimera di dopamina, noradrenalina, prolattina, luliberina e oxitocina. Una piccola molecola, la feniletilammina (FEA), provoca sensazioni di allegria, esaltazione, euforia. il colpo di fulmine sono i neuroni del sistema limbico saturi di FEA. La tenerezza sono le endorfine (l’oppio della coppia) [...] è scientificamente provato che questi ormoni cessano di agire dopo tre anni. [...] Chi siete voi per osare misurarvi con ghiandole e neurotrasmettitori che vi pianteranno in asso alla data di scadenza?». Anche se il libro finisce ribaltando la tesi cardine (Frédéric spero che il fatto che questo post sveli che il titolo è menzognero non ti abbia troppo irritato).
L’amore dura tre mesi; il tempo di un’estate finché il vento se lo porta via confondendolo nel turbinio del foliage.
L’amore dura tre settimane; poi si fugge, non si riesce a reggere e si riacquista la libertà,
L’amore dura tre giorni; un weekend rubato alla città, stringendo forte e poi tenendosi stretto l’oblio.
L’amore dura tre minuti…il tempo di una bottarella e via.
L’amore dura tre secondi; è una nuvola di capelli o due occhi da cerbiatta che attraversano il campo visivo per schiantarsi all’opposto. Ah, quanto ho amato così! :D
(immagine segnalata da kilotto ma non ho trovato la fonte originale per il credit)
«Mi hanno chiesto: “Sei fidanzata?”; ho risposto: “No.” Mi hanno chiesto: “Perchè?”; ho risposto:”Perchè sto benissimo con me stessa e, quindi, se sto con qualcuno io con quel qualcuno devo sare meglio che quando sto da sola con me stessa.”».
Nascosto dopo l’ultima svolta e ansimando alla fine della corsa c’è il sole. Appeso a un chiodo e mutato in cappello da un genio maligno (lo vedo, abita gli specchietti), eppure risplende e inonda di luce cornici in cui solida resta. Se non lo vedi non sai nulla, credimi, piuttosto che credere alle apparenze.
Ho trascorso buona parte della settimana prima della precedente a Barcellona (ho volato benissimo con Clickair, che vi consiglio) e c’è qualche pensierino da condividere.
Barcellona è una città che ha delle risposte per tutti, che coniuga l’anima mediterranea e la globalizzazione, a misura di turista, con la tradizione e la tecnologia. Il disagio che si prova a confrontarsi con le capitali europee se sei italiano è sempre forte. Barcellona vince anche in confronto a Roma (in relazione al funzionamento della città) e mi fa pensare che in Italia ci sia una carenza di olio di gomito sconfortante. Eppure non mi limito a lamentarmi: credo che bisogna darsi da fare e che la speranza di una vita e di un paese migliori non si debba MAI abbandonare.
Io sono stato da Yahoo! Research per lavoro e ho conosciuto Ricardo Baeza-Yates, un cileno molto gioviale e con delle belle idee. Per esempio sostiene che ci sia un social network implicito tra persone che cercano usando le stesse chiavi di ricerca. E che dal query mining sui singoli siti ci sia molto da imparare per l’ottimizzazione dei contenuti e delle etichette. Per il resto Hugo Zaragoza mi ha mostrato Correlator.
La città è uno spettacolare mix di cose, dal quartiere dell’innovazione 22@ con la tecnologia Torre Agbar, al Puerto Olimpico con i suoi localini dove abbiamo gustato una spettacolare sangria (Opium mar), a Las Ramblas con i paradossali venditori di animali (ma chi se li compra???), al mercato de La Boqueria con la merce esposta in piramidi attraenti, al fascinoso Barri Gòtic, ai capolavori del genio di Gaudí (mi ha colpito meno la Sagrada Família, più Casa Battló e Parc Güell) per finire con la Fuente mágica. C’è una cura maniacale dei particolari (coniugando senso estetico e praticità), dalle mattonelle dei marciapiedi con motivi floreali alla salita a Parc Güell lavorata per renderla meno scivolosa alle rotaie con l’erba dei tram all’Avinguda Diagonal che taglia in due la città permettendo un rapido attraversamento. E poi è tutto un cantiere popolato di gru che spuntano tra le case e i palazzi.
Mi ha colpito il “suono” di Barcelona, le parole “troncate” in catalano e poi sia la chitarra e gli archi pizzicati negli angolini dagli artisti di strada che la musica raffinata dei negozi e dei locali. Ma anche la vitalità che si respira ovunque e a tutte le ore.
Viene quasi da trovargli un difetto da italiano invidioso ed è così che mi sono accorto del fatto che la statua di Colombo che col dito punta verso il mare non indica il Nuovo Mondo, bensì l’est. Mentre le ragazze spagnole non c’è granché da invidiarle: senza offesa sono mediamente bruttine, con le loro frangette nette, gli stivaletti o le scarpe zeppate e quei lineamenti vagamente mascolini e poca eleganza. Eppure mi sentirei gaffosamente berlusconiano nel dire che in Italia almeno c’abbiamo le belle ragazze: basterà questa consolazione per la nostra decadenza?
Inseguo Roma da tanti anni e in alcuni momenti ho pensato davvero che la mia città debba essere questa. La luce la circonda mostrandomi un chiaro segnale. Eppure non è semplice.
È dolce e sensuale allo stesso tempo, ha tutto quello che io vorrei, è rassicurante quando mi sorride e mi accarezza chiamandomi per nome quando mi tiene dentro di sé. Ma è la sua stessa idea che mi avvelena e la sua vicinanza che mi turba. La sua bellezza risplende insopportabile per chi la osserva e io penso che la vorrei soltanto per me oppure che non la vorrei affatto, mentre fuggo via pieno di quel sentimento contrastante che stavolta sparge su di me: felice e malinconico, pieno di creatività, angosciato dal peso dell’imprevedibile destino che non so governare e che mi porta lontano o vicino da lei.
Roma cela un segreto e un universo interiore che ho soltanto sfiorato e che non comprendo appieno. Ed è nel momento in cui io ho quello che tutti vorrebbero e che qualcuno soltanto ha avuto, senza potere comunque regnare per sempre, che sono già via, immerso nei colori di un sole autunnale ancora caldo ma privato del suo calore.
La scorsa settimana ho realizzato un sogno che coltivavo da anni, cioè quello di volare in cabina su un volo di linea Alitalia. Non sto a dirvi come è successo, è stata una circostanza fortunata, ma siccome immagino già che qualche lettore si ponga il problema legato alla sicurezza premetto che ho volato con piloti che mi conoscevano bene e che è assolutamente sicuro che ci sia una terza persona in cabina (l’aereo è progettato così, c’è uno strapuntino a scomparsa che viene utilizzato prevalentemente per l’addestramento e il controllo).
L’aereo era un MD-82. Abbiamo volato fino a FL370 (37000 piedi, poco più di undici chilometri).
Quando ho visto la deliziosa Francesca Mantellini cantare Same mistake di James Blunt per un attimo ho sperato che Cristina D’Avena facesse irruzione. :)
Poi mi sono ricordato del fatto che la mia amica Daniela, che fa feste per bambini, riporta come smash hit la stucchevole Le tagliatelle di nonna Pina e ho pensato che sia meglio Blunt.