martedì 14 febbraio 2006

Dieci colpi per Che Guevara

I fan di Che Guevara si preparano a celebrare ancora un anniversario della morte del rivoluzionario avvenuta trentotto anni fa allo Yuro ravine in Bolivia [n.d.t.: si riferisce alla data della pubblicazione dell’articolo]. Si tratta del momento giusto per rispedire al mittente dieci miti che tengono vivo il culto di Guevara.

L’ultima volta che ho visitato il Museo d’Arte Moderna a New York uno studente americano che indossava una maglietta di Che Guevara e un berretto ha attirato il mio sguardo (il fatto che Nicole Kidman sia entrata proprio in quel momento potrebbe avere qualcosa a che fare con il fatto che mi sia accorto di lui). Gli ho chiesto gentilmente che cosa esattamente avesse ammirato così tanto di quell’uomo. Ecco le dieci ragioni che ha menzionato e le mie risposte.

  1. ERA CONTRARIO AL CAPITALISMO
    In effetti Guevara era per un capitalismo di stato. Si oppose al sistema salariale dell'”appropriazione del plusvalore” (nel gergo marxista) solo quando questo andava alle imprese private. Ma lui mutò l'”appropriazione del plusvalore dei lavoratori” in un sistema di stato. Un esempio di ciò è riscontrabile nei campi di lavori forzati che appoggiò, a partire da Guanahacabibes nel 1961.
  2. HA RESO CUBA INDIPENDENTE
    In realtà ha permesso la colonizzazione di Cuba da parte di un potere straniero. È stato strumento della trasformazione di Cuba in una temporanea testa di ponte del potere nucleare sovietico (firmò gli accordi di Yalta). Come responsabile per l'”industrializzazione” di Cuba fallì non arrestando la dipendenza del paese dallo zucchero.
  3. HA COMBATTUTO PER LA GIUSTIZIA SOCIALE
    In realtà ha contribuito alla rovina dell’economia distraendo risorse alle industrie che poi fallirono e ridussero la raccolta dello zucchero, sostegno di Cuba, della metà in due anni. Il razionamento iniziò sotto la sua amministrazione dell’economia dell’isola.
  4. SI OPPOSE A MOSCA
    In realtà ha obbedito a Mosca finché Mosca decise di chiedere qualcosa in cambio dei suoi massicci trasferimenti di denaro all’Havana. Nel 1965 criticò il Cremlino poiché aveva adottato ciò che lui chiamò “legge del valore”. Quindi si rivolse alla Cina alla vigilia della Rivoluzione Culturale, uno degli orrori del ventesimo secolo. Scambiò semplicemente alleanze nel campo totalitario.
  5. SI UNÌ AI CONTADINI
    In realtà morì proprio perché non si unì mai a loro. «Le masse contadine non ci sostengono affatto», scrisse nel suo diario boliviano prima di essere catturato, un modo adatto per descrivere il suo viaggio attraverso la Bolivia tentando di sollevare una rivoluzione che non avrebbe potuto neanche annoverare l’aiuto dei comunisti boliviani (che erano realisticamente abbastanza per notare che i contadini non volevano la rivoluzione del 1967; ne avevano già fatta una nel 1952).
  6. È STATO GENIO DELLA GUERRIGLIA
    Fatta eccezione per Cuba, ogni episodio di guerriglia a cui collaborò fallì miseramente. Dopo il trionfo della rivoluzione cubana Guevara creò eserciti rivoluzionari in Nicaragua, nella Repubblica Dominicana, a Panama e ad Haiti e tutti vennero schiacciati. Infine convinse Jorge Ricardo Masetti a guidare un’incursione fatale in quel paese dalla Bolivia. Il ruolo di Guevara del Congo del 1965 fu tragicomico. Si alleò con Pierre Mulele e Laurent Kabila, due macellai, ma si impelagò in molti disaccordi con loro e le relazioni tra il cubano e i combattenti congolesi furono così tese che dovette fuggire. Infine, la sua incursione in Bolivia terminò con la sua morte, che i suoi seguaci commemorano questa domenica.
  7. HA RISPETTATO LA DIGNITÀ UMANA
    In realtà ebbe l’abitudine di appropriarsi delle cose altrui. Incitò i suoi seguaci a svaligiare le banche («Le masse combattenti concordano di svaligiare le banche perché nessuno tra loro vi ha un penny») e nonappena il regime di Batista cadde occupò una residenza e se ne appropriò: un eminente caso di rapido dominio rivoluzionario.
  8. LE SUE AVVENTURE FURONO UNA CELEBRAZIONE DELLA VITA
    Invece furono un’orgia di morte. Giustiziò molti innocenti a Santa Clara, nella parte centrale di Cuba, dove stazionava la sua colonna nell’ultima parte della lotta armata. Dopo il trionfo della rivoluzione tenne la prigione de “La Cabaña” per sei mesi. Ordinò l’esecuzione di centinaia di prigionieri che in precedenza erano stati uomini di Batista, di giornalisti, di uomini d’affari e di altri. Alcuni testimoni, tra cui Javier Arzuaga, che era il cappellano de “La Cabaña”, e José Vilasuso, che era un membro del corpo che si occupava del giudizio sommario, mi hanno recentemente affidato le loro dolorose testimonianze.
  9. ERA UN VISIONARIO
    La sua visione dell’America Latina era alquanto sfocata. Si consideri, ad esempio, il suo punto di vista relativo al fatto che la guerriglia doveva svolgersi nelle campagne perché era lì che vivevano le masse combattenti. In verità gia dagli anni ’60 la maggior parte dei contadini abbandonarono pacificamente le campagne in parte a causa del fallimento della riforma terriera, che ostacolò lo sviluppo di un’agricoltura basata sulla proprietà e di economie di scala con regolamentazioni assurde col divieto di qualsiasi sorta di disposizioni dei privati.
  10. DICEVA IL GIUSTO SUGLI STATI UNITI
    Aveva predetto che Cuba avrebbe superato il PIL pro capite degli Stati Uniti nel 1980. Oggi l’economia di Cuba può a mala pena sopravvivere grazie all’aiuto del petrolio venezuelano (circa 100.000 barili al giorno), una forma di elemosina internazionale che non dice nulla di buono sulla dignità del regime.

Traduzione di un articolo di Alvaro Vargas Llosa, Senior Fellow e direttore del Center on Global Prosperity presso The Independent Institute. Sul tema si legga anche The Killing Machine: Che Guevara, from Communist Firebrand to Capitalist Brand (in inglese).



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COMMENTI COMMENTI


  1. mercoledì 15 febbraio 2006

    Non ho una grande passione per he Guevara ma forse è meglio se ti leggi quaclhe libro decente su di lui, documentato e senza ricostruzioni da parte di un ex “amico” e “compagno” che lo ha sempre odiato.

    Separatore
  2. mercoledì 15 febbraio 2006

    è bello leggere articoli così equidistanti, sembra di guardare il tg4 di fede, forse è meglio che ti documenti meglio, un saluto

    Separatore
  3. mercoledì 15 febbraio 2006

    Però ha disegnato delle magliette fichissime.

    Separatore
  4. mercoledì 15 febbraio 2006

    …penso che il tempo sia una grande risorsa che contiene, anche se in forma implicita, dei grandi valori potenziali e come tale è…scarsa.
    …penso che lo spreco di tempo equivale a uno spreco di risorse…
    …penso che l’efficacia di quel che facciamo dipende da come utilizziamo il tempo e di quanto ne abbiamo a disposizione…
    …penso che ci sono piccoli uomini che sono stati grandi risorse, grandi uomini che non lo sono stati, uomini che hanno combattuto per un obiettivo…un ideale…in ogni caso penso che sia riduttivo trasferire il pensiero del primo che capita per generare ipotesi nuove, strane, utili solo a giustificare il proprio odio viscerale nei confronti di chi ha visto la “mano invisibile” del mercato come una grande scure per la maggior parte della popolazione mondiale…potrei continuare…ma il tempo è una risorsa mal distribuita…ed io non ne ho tanto…

    Separatore
  5. mercoledì 15 febbraio 2006

    Per Guevara ho grande passione. Nutro stima e avverto rispetto. Ho letto di lui, ne discuto quotidianamente; conosco benissimo Cuba che ho visitato immergendomi tra la gente. Lì ho come una seconda famiglia che mi ha insegnato più cose di quanto possa mai fare un qualunque percorso scolastico.

    Lo rispetto senza venerarlo, Guevara. Lo amo senza idolatrarlo: io sono pacifista convinto, Guevara non lo era; ma io sono un giornalista con le mani curate, lui era un guerrigliero. Un guerrigliero fa vittime, si sporca le unghie, muore e scende a compromessi. Non può essere pacifista. Se avesse scelto di fare orli, avrebbe un negozio a Roma Nord e sarebbe ancora in vita. Forse seguirebbe il curling alle Olimpiadi.

    Amò l’Unione Sovietica, è vero. Studiò il russo, studiò i pensatori sovietici. Forse si oppose, forse no. Non è importante, non lo è mai stato. Nessuno è un santo e i peggiore tra i demoni è l’autore dell’articolo che tu ha riportato (forse con un po’ di superficialità). Della guerriglia fu genio indiscusso: le sue spedizioni fallirono e vinsero in egual misura. Il suo manuale di guerra per bande è una miniera d’oro per il pensatore reazionario. Dovresti leggerlo. Dovrebbe leggerlo anche l’autore dell’articolo che mi pare troppo di parte per potersi permettere un decalogo. Io, di fede laziale, non assurgerei mai a scrivere un decalogo su Totti. Non sarebbe giusto: ne direi peste e corna dimenticando le sue verticalizzazioni (che a volte mandano in goal, altre volte si spengono sul fondo).

    Guevara si oppose con fermezza al mostro imperialista statunitense, al commercio di frutta che avveniva tramite enormi spedizioni. Fu una scelta anche quella: sbagliata, non sbagliata. Goal o rimessa dal fondo: non è all’ordine del giorno. Il mondo sarà di chi schioccherà le dita e azzarderà una scelta. Eureka!, disse un certo inventore taldeitali.

    Perché Guevara fu sopra ogni cosa un uomo che seppe SCEGLIERE. Fu un uomo con un enorme PUNTO DI VISTA. Luminoso ed egocentrico. Ecco cosa manca al mondo d’oggi. Non un Guevara, non un guerrigliero, non un filosovietico, non uno statista: manca un uomo che sappia mettersi due dita sulle tempie e sappia dire “Sì!” a un mastodontico viaggio in motocicletta e che da quello sappia prendere gli spunti per cambiare (se in meglio o in peggio, non siamo che piccoli uomini per dirlo). E con lui cambiare il mondo: perché Guevara cambiò il mondo e il modo di pensare il mondo. Questo è un fatto che non si presta a interpretazioni. Come Platini cambiò il modo di battere le punizioni: con le bollicine, disse qualcuno in proposito. Le sue punizioni vanno in goal come quelle di tanti altri calciatori: ma nessuna ha le bollicine.

    Sono stufo di gente che va al MOMA, guarda Nicole Kidman o un ragazzetto con la maglia del ‘Che’ e ne scrive peste e corna sulla propria poltrona di pelle rossa. Sono stufo di gente che sorride a una morte stupida (se ne esistono); questa gente dovrebbe imparare a sporcarsi, dovrebbe imparare a rischiare. Dovrebbe imparare a graffiarsi l’anima di esperienza sul campo. Guevara aveva un’asma feroce ma era sempre il primo nella marcia: serve gente che sappia sollevarsi sulle spalle zaini pesanti e che sappia essere feroce “senza perdere la tenerezza”. Serve al mondo, serve a tutti noi: servono nuovi esempi.

    Sono stufo dei decaloghi. Sono stufo del lassismo. Sono stufo del “va bene così”. Sono stufo dei professoroni abili con penne e registro e una pipa in bocca. Voglio gente che sollevi polvere dietro i tacchi, gente che abbia il coraggio di fare DELLE SCELTE. Guevara era uno così. Non importa se fece i morti: era il suo mestiere. Era la sua scelta. Avrebbe potuto essere medico o direttore di banca. Scelse la strada: scelse l’onore oppure l’onta. Non è importante. Non è neanche romantico: è. E basta. Tu avresti il coraggio di una cosa così con una laurea in tasca? Io no. Come ministro e uomo politico fallì: non è importante. O forse sì. Si mise in gioco. Fallì il suo concetto sulla centralizzazione del popolo: ma ha fallito soprattutto il popolo, piccolo come s’è rivelato e come ancora è.

    Ho visitato Santa Clara, ho parlato con la gente. Il mito di Guevara è forte, commovente e senza t-shirt. Il mito di Guevara parla attraverso le lacrime delle persone che lo ricordano. Una guida turistica mi parlò del giorno in cui Guevara venne alla scuola e la baciò sulla guancia: si toccava quella guancia con fare amorevole. Quella è gente che l’ha conosciuto: i cinquantenni cubani di oggi vissero la Rivoluzione come io e i miei coetanei abbiamo vissuto la caduta del Muro di Berlino: con quegli occhi un po’ così che hanno i bambini a 10 anni. E’ gente che non si fa ingannare: perché le conseguenze di quella rivoluzione sono, da quelle parti, addirittura più forti ed evidenti delle conseguenze che il crollo del Muro ha oggi sulle vite nostre, di uomini occidentali, arricchiti, con la playstation e Berlusconi. Cosa preferisci tu? Un Guevara che favorì il regime a suon di sassi o un Premier che favorisce il falso in bilancio e depaupera l’identità nazionale, ancora prima che le casse? Cosa preferibbe il nostro amico scrittore, autore dell’articolo?

    Ho imparato ad amare Guevara grazie all’amore degli altri. Grazie al fervore che scintilla dalla gente cubana che parla di lui: niente di sbagliato può essere amato a tal punto.

    Ecco cosa avrei risposto io a questo scrittore, se fossi entrato quel giorno al Moma prima di Nicole Kidman e lui mi avesse notato.
    [Ste]

    Separatore
  6. mercoledì 15 febbraio 2006

    a me alvaro ha dato l’impressione che si stesse allenando nell’arte del sofismo…

    bravo alvaro…ottimo sofista…

    Separatore
  7. mercoledì 15 febbraio 2006

    ciao toni… come dire… come va? ehmmm mi fai sapere? grazieeeeeeee!
    ……………………….
    sul che… beh è indubbio che ha fatto fucilare un sacco di persone, quindi quelli che oggi sono contro la pena di morte, almeno questo lo dovrebbero disapprovare, o no?

    Separatore
  8. giovedì 16 febbraio 2006

    beh certo…soprattutto perché anche lui è stato fucilato…e anche Emiliano Zapata…con la colpa di essere insorti contro l’oppressione…

    Separatore
  9. giovedì 16 febbraio 2006

    E bravo… con questo credi di aver ucciso il ricordo di una persona che ha lottato ed è morto in modo orribile per degli ideali di libertà, questo è l’unico motivo che non hai menzionato per cui penso vada celebrata la sua morte.
    Non è un idolo se non per dei fanatici, ma un esempio per tutti e riconoscerlo significa solo avere buon senso.

    Forse dovresti pensare alla belleza delle cose, come la Kidman, invece di demolire assolute certezze di libertà… informati meglio e schierati se vuoi criticare… pusillanime!

    Separatore
  10. giovedì 16 febbraio 2006

    Ogni documentaizone sul Che sarebbe pericolosa per i guevariani. Come il Cristo, piu’ e’ avvolto nelle nebbie della leggenda, meglio e’.

    INvece di urlare “documentati” e proferire banailta’ idimostraibli, sarebbe bello leggere delle contestaizoni puntuali alle critiche verso il Che, che si basano su avvenimenti storicamente ricostruiti, su testimonianze addirittura autografe dello stesso Che, sbandierate per anni.

    @ Nonantri: a Santa CLara tutti ricordano con gioia il CHe? Certo, quelli sopravvissuti. Anche fra le SS nel 1946 il Fuhrer era un eroe.
    E anche lui aveva fatto delle scelte. Ma certe scelte sono sbgaliate, punto.

    Separatore
  11. giovedì 16 febbraio 2006

    Caro John: mi permetto di dire che la tua affermazione ha tutti i crismi della stron*ata. E per questi motivi non mi piego nemmeno ad argomentarla.
    [Ste]

    Separatore
  12. giovedì 16 febbraio 2006

    Ignorante Che guevara non ha fatto nulla di quel che tu dici visto che non ha mai avuto i poteri per farlo, alcune verità molto distorte da te desritte sono da attribuirsi al caro Fidel Castro. Infatti il Che fu prima ministro dell’agricoltura e quindi realizzo la ridistribuzione delle terre, in precedenza in mano ai soli latifondisti, e poi presidente del Banco de Cuba, ma per poco, poichè preferì andare a lottare per la liberazione di altri popoli oppressi dal potere capitalistico degli USA. Poi, se anche nella più remota delle ipotesi, qualcuna delle tue affermazioni fosse vera, sicuramente è da ammirare più un uomo che combatte in primalinea per le proprie idee, rischiando la sua pelle e non venti uomini, come il tuo mussolini che sicuramente ammiri, che manda a morire qualche altro poveraccio al posto suo. Non ti permettere più di parlare in quel modo di due uomini ( il Che e Gesù Cristo ) che sono morti per delle idee forti e a cui non saresti degno neanche di pulire il cu*o. Sappi che sono morti anche per te. Informati e non parlare da ignorante quale sei.

    Separatore
  13. giovedì 16 febbraio 2006

    Questo Vargas Llosa è un buffone!
    I suoi punti sono non solo discutibili sul piano storico ma tra le righe rivelano tutto ciò per cui Che Guervara è e rimarrà un eroe senza tempo. Un mito, insomma.
    Ha tutte le cartteristiche eroiche del rivoluzionario, anche quella buona dose di “sconfitta” che contribuisce alla mitizzazione.
    Ha avuto la sua vandea, ha avuto la sua morte onorevole in battaglia; ha pontificato, ha conbattuto, è morto. Tanto di cappello.
    Eppure una grande vittoria l’ha comunque conseguita (e pensare che è tutt’ora in piedi! altro che PIL…): la rivoluzione cubana.

    Separatore
  14. giovedì 16 febbraio 2006

    Tony…convertiti!!!

    la fine del mondo è vicina…convertiti…sei ancora in tempo!!!

    Separatore
  15. venerdì 17 febbraio 2006

    ho letto il commento di “ste” e…bè…non penso ci siano altre cose da dire,solo che ti invidio per le cose che hai visto e le esperienze che hai fatto(ho letto il tuo commento tutto di un fiato).per quanto rigurada l’articolo in questione, lo ritengo assurdo ,in quanto penso che condannare chi ha lottato in prima linea(rischiando la propria vita)x un ideale di libertà,di giustizia sia una cosa inproponibile!si può essere d’accordo o no sui metodi utilizzati o su le morti(secondo me inevitabili),ma non sul suo pensiero,sul suo carisma,sui suoi ideali…almeno il che ne aveva e ci ha creduto fino in fondo,non come tanti nostri uomini al potere che con una facilità nauseante cambiano opinione e punti di vista per un loro tornaconto personale…questo il che non l’ha mai fatto!

    Separatore
  16. venerdì 17 febbraio 2006

    ho letto l’aticolo di vargas llosa, ma anche i commenti, e sarebbero già sufficienti
    di mio aggiungo che pure in italia la resistenza ha commesso qualche errore
    quando ti difendi da un oppressore non lo puoi fare senza sporcarti le mani di sangue
    gli potresti recitare belle poesie o citare i filosofi o anche il vangelo x dimostrare le tue
    buone intenzioni, ma non credo otterresti molto
    anche oggi i pacifisti finiscono sempre col prendere un sacco di legnate
    penso che la cosa che conta sia l’intenzione
    la sua era di liberare le masse da una dittatura e in quelle circostanze storiche probabilmente non c’erano altri metodi
    magari non tutti nella massa erano in grado di capirlo e condividerne i metodi
    anche gandi è stato ammazzato x le sue idee e pure su di lui si tenta di gettare fango
    dimenticando ciò che in quel preciso momento storico era importante fare x l’india
    difendere i deboli è sempre stato storicamente difficile
    i potenti hanno sempre fatto ciò che marx invitava i proletari a fare: UNIRSI
    ma che bush sia più
    affine e complice con il miliardario sceicco arabo a cui fa la guerra,
    piuttosto che con il barbone homeless che dorme sulla panchina dietro la
    casa bianca, è un fatto di cui sono ragionevolmente certo.
    un saluto
    massimo

    Separatore
  17. venerdì 17 febbraio 2006

    La Rivoluzione non è perfetta…ma Necessaria.
    Consiglio a tutti di leggere “Senza perdere la tenerezza” di
    Taibo Paco Ignacio II.
    Si capiscono certezze e perplessità che lo stesso Che aveva in merito alla Rivoluzione, al post Rivoluzione, e al “Comunismo Russo/Cinese”…
    Matteo

    Separatore
  18. venerdì 17 febbraio 2006

    Io appoggio pienamente l’ articolo,sono un camerata fedele fino alla morte evivrò per tenere in piedi la memoria del DUCE Cavalier Benito Mussolini.
    E’ facile prendersela sempre con noi di destra, avete rotto il ca**o di fare sempre la parte dei buoni e fare finta che il vostro ca**o figlio di pu**ana del che guevara sia stato uno tra quelli che hanno fatto meglio.che ca**o ha fatto per l’ ITALIA?Cosa ca**o ha fatto per il nostro paese?volete saperlo saputelli comunisti?…..NIENTE.capito?non sapeva neanche della sua esistenza e neanche dei problei dell’ Italia.si è preoccupato della sua cuba e voi giovani italiani lo adorate e lo esaltate.E il bello è che vi fanno anche manifestare con le vostre maglie, e bandiere rosse del ca**o e noi dobbiamo essere sempre marcati a uomo da sbirri e da chi è sempre pronta a puntare il dito!
    visto che parlate tanto di giustizia è giusto che solo voi dovete avere la libertà di manifestare?è giusto che noi non possiamo circolare in camicia nera perchè i giusti siete voi?…e col ca**o cari comunisti di gomma…le camicie nere non sono morte perchè ci siamo noi..la giovane ITALIA pronta a difendere e a rasare voi co**ioni al suolo e lo faremo statene certi.PAROLA DI CAMERATA.

    Separatore
  19. venerdì 17 febbraio 2006

    sai chi ha fatto tanto per l’Italia?gramsci…

    sai chi era gramsci??eh no…mi sa tanto di no…studia fio’…e poi mi dici da chi fu messo in carcere e soprattutto perché…(ti do un aiuto, non c’è stato un perché)

    e poi non fare così che ti parte un embolo…non lo sai che il cavaliere che tanto adori era un socialista?

    Separatore
  20. venerdì 17 febbraio 2006

    Vargas Llosa è, a prescindere dalle opinioni, una fonte interessante. In Sudamerica non c’era (e di fatto non c’è) gran possibilità di scelta: o stai con quelli in divisa che buttano la gente nell’oceano dagli aerei e infilano topolini vivi nel sedere agli oppositori politici, o li combatti. Vargas Llosa è uno scrittore che ha deciso di stare (non da oggi) con quelli in divisa. Padronissimo e legittimo, basta che quando si leggono i suoi commenti se ne tenga conto.

    Separatore
  21. venerdì 17 febbraio 2006

    Per me chi viola i diritti umani non ha dignità di essere umano e Che Guevara rientra in questa categoria.
    Però mi piacerebbe leggere in questo blog qualche cosa sulle porcatre che fa quotidianamente Bush ed i suoi amici neo-con per il mondo. Mi va bene anche quello che ha fatto in pasato come governatore del Texas, però parliamone!.:-) :-)

    Separatore
  22. lunedì 20 febbraio 2006

    Un bel video di Che Guevara su TeleBlogo:

    http://www.teleblogo.it/post/154/lunedi-20-febbraio

    Separatore
  23. sabato 25 febbraio 2006

    Mi sono permesso di copiaincollare il tuo pezzo, chiaramente citando la tua fonte!

    Separatore
  24. lunedì 27 febbraio 2006

    Qualcuno mi spiega cosa ha fatto Gramsci per l’Italia. Sarà forse che sono ignorante ma a me non risulta niente!
    Mi risulta però che in italia c’era un partito che aveva come simbolo la abndiera di uno stato estero (falce e martello su campo rosso era infatti la bandiera dell’URSS e non è che si possono usare marchi registrati così tanto per fare). Qualcosa nella mia ignoranza mi dice che questo gramsci e quel partito sono in qualche modo legati.
    Sempre da perfetto ignorante, aggiungere anche moralmente inferiore, mi pare di ricordare che codesto Gramsci in origine apparteneva al partito socialista, che se non sbaglio era lo stesso partito a cui apparteneve benito Mussolini. Così giusto per curiosità: ma i membri di uno stesso partito avranno più omeno un paio di idee in comune!?!
    senon ricordo poi male fondò un quotidiano. nel 1920 le posizioni politico-ideologiche di tale giornale ebbero l’approvazione di Lenin e di cquesto non mi sembar che ci sia da bullarsene con gli amici ai giardinetti.
    nello scontro interno al PSI Gramsci si avvicinò all’area rivoluzionaria e autonomista che auspicava la nascita di un Partito Comunista d’Italia (PCd’I), sezione italiana dell’Internazionale, che se non sbaglio era filosovietica e voleva promuovere il comunismo in tutto il mondo.
    Sarò stupido io, ma in tutto questo non ci vedo niente di grande!

    Separatore
  25. mercoledì 1 marzo 2006

    Caro Thomasmore,
    i giudizi su grande o piccolo, proprio in quanto giudizi, variano da individuo a individuo.
    Non ti piace Gramsci nè l’internazionalismo, padronissimo e liberissimo, sarebbe bello capire il perchè. Non trovo soddisfacenti le quattro noterelle che hai buttato giù nel tuo post, ma sono certo che l’hai fatto per burla… quindi attendo fiducioso un tuo post un pelo, come dire, più approfondito…
    Due domandine in coda:
    uno – ma allora Ferrara, che stava nel PCI, che fu fondato dal Gramsci in questione, per la proprietà transitiva, visto che Gramsi condivise il partito col Mussolini sopraddetto, ha (Ferrara, intendo) delle attinenze col Mussolini stesso?
    due – perchè non ci si può bullare con gli amici del Vladimiro Illic Ulianov Lenin?

    Slautoni

    Separatore
  26. sabato 29 luglio 2006

    hasta siempre comandante che guevara!!!!!

    Separatore
  27. giovedì 24 agosto 2006

    Tony, semplicemente un articolo di grande verita’.

    Ti saluto romanamente !

    leleildux

    Separatore
  28. martedì 27 marzo 2007

    cmq che guevara è 1 grande…do il consenso a tt qll 10 cs su di lui xkè so verissime e lui ha ftt di t per migliorare la vita di tt è 1 grandeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee….grande che anke se nn ci 6 ti ammiriamo tantissimo (almeno io)….grandeeeeeeeee che guevaraaaaaaaaaaaaaaa…-sara-

    Separatore
  29. sabato 10 novembre 2007

    Buongiorno,
    volevo segnalarvi l’imminente uscita di un nuovo libro su Che Guevara. Trovate qui tutte le info:
    http://www.mannieditori.it/index_x.asp?id=1142&contenuto=dettaglio_libri

    Spero di avervi dato gradita notizia.
    Grazie.
    Livio

    Separatore
  30. sabato 10 maggio 2008

    […] Dieci colpi per Che Guevara da Deeario […]

    Separatore
  31. giovedì 5 giugno 2008

    ……. informati che è meglio. chi ha scritto stò articolo chissà dove ha tirato fuori stè minchiate…. anche se non tutto è andato xil meglio, che guevara ha dato la sua vita x ideali che purtroppo non tutti capiscono o posso apprezzare… per questo, prima di parlare di guerriglie inuti, di alleanze con capi sanguinari o altre CAZZATE del genere, e sottolineo CAZZATE, è meglio leggersi un bel libro di storia perchè quest’uomo è stato la speranza di milioni di persone in tutto il mondo, una guida che ancora oggi dev’essere stimata per il suo coraggio e il suo spirito di sacrifcio… pensateci……..

    Separatore
  32. domenica 17 agosto 2008

    HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!!!!
    Superflui altri commenti…prima di dare giudizi informatevi bene!
    “In qualsiasi luogo ci sorprenda la morte,CHE SIA LA BENVENUTA,sempre che il nostro grido di guerra sia arrivato a un orecchio ricettivo e un’altra mano si tenda a impugnare le nostre armi e altri uomini si apprestino a intonare i canti funebri con l’accompagnamento delle mitragliatrici e nuovi gridi di guerra e vittoria….comprendiamo perfettamente che vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell’uomo più ricco della terra….”
    CHE

    Separatore

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