Archivio di maggio 2010

domenica 30 maggio 2010

Su e giù per la Silicon Valley

Giovedì ho attraversato la Silicon Valley verso sud per finire a passeggio a Santa Cruz. Credo che sia chiaro che io nella Silicon Valley, dove si concentrano i quartier generali delle più importanti società di Information and Communication Technology, ero come un bambino in un negozio di caramelle. :)

Ho avuto l’opportunità di pranzare nella sede di facebook a Palo Alto con Cameron Marlow che dirige il Data Science team. È stata una chiacchierata molto interessante di cui parlerò su questo blog. Alla mensa di facebook fanno bene la pasta e la pizza…e anche il riso pilaf. Immancabili i frigo e i dispenser per le bevande e i dolciumi. Abbiamo fatto un tour e gli uffici sono degli open space, senza i cubicle che caratterizzano molte società tecnologiche. Mi ha divertito la nomenclatura delle sale riunioni che ha almeno tre tipologie: gruppi musicali (per esempio Depeche Mode), inventori cruciali per le comunicazioni (tra cui hanno anche messo Al Gore…immagino ironicamente e con riferimento a una famosa intervista in cui si attribuì sostanzialmente l’invenzione di Internet…) e incroci tra nomi di videogiochi e condimenti (quest’ultima è l’area degli ingegneri…). L’ambiente è giovane, c’è gente che viene da ovunque, con prevalente formazione tecnica. L’atmosfera è comunque abbastanza spartana. Se siete curiosi le foto sono qui e c’è anche un video.

Tony Siino da facebook

Ho fatto una capatina anche a Stanford, da Google a Mountain View e da Apple a Cupertino. Google occupa praticamente una strada e Apple ha un campus che sembra l’università.

Tony Siino da Google

Apple

Apple

Lavorare qui deve essere molto stimolante. Alla prossima.

Le foto sono qui.

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sabato 29 maggio 2010

San Francisco e il fuoco, Walnut Creek e The Container Store

Una delle cose che ti colpisce nella San Francisco Bay è la presenza un po’ ovunque di pompieri. Un europeo pensa che questi sono fissati col fuoco. Poi si capisce che hanno le loro ragioni, dato che dopo il terremotone del 1906 scoppiò un incendio estremamente distruttivo che rase praticamente al suolo la città: pare che quasi 300 mila su 400 mila abitanti persero l’alloggio. Eppure molte case ancora oggi sono in legno.

Pompieri a San Francisco
(foto di Kris Taeleman)

Ieri ho fatto un giro nella parte un po’ più interna della Bay Area, a Walnut Creek. Basta guidare per poco più di 20 chilometri e sei nell’entroterra, tra villette ordinate e tranquille, empori e foreste. Un tunnel permette di attraversare le colline che portano a Walnut Creek, sia in auto che con il BART (il trenino rapido di questa zona): si chiama Caldecott Tunnel (fonetica: ˈkɔːl.d.kɒt). I feroci San Franciscans lo hanno ribattezzato “Culture stop” (fonetica: ˈkʌl.tʃər stɒp) per indicare che passato il tunnel sarebbero ‘gnuranti. :D E meno male che sono politically correct!

Walnut Creek

A Walnut Creek mi ha colpito The Container Store, negozio verticalissimo che vende contenitori: buste, scatole, scatolette, vaschette, valigie a perdita d’occhio.

The Container Store

Domani vi racconto della Silicon Valley (sono andato a pranzo da facebook).

Le foto sono qui.

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venerdì 28 maggio 2010

Tant*

A volte mi chiedo
quante sono le cose che non ho avuto
soltanto perché non le ho chieste,
quanti sapori non ho sentito
soltanto perché non ho aperto la bocca,
quanti posti non ho visitato
soltanto perché non mi sono spostato,
quanta vita mi sono perso
soltanto perché mi sono imposto
con l’indolenza di stare al mio posto
di non viverla.

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giovedì 27 maggio 2010

Il parente-di-parente, Obama a San Francisco e “capisc’?”

Ieri sono tornato a San Francisco con l’ormai noto (a chi ha letto i post precedenti) parente-di-parente-che-a-me-non-viene-niente. Praticamente questo tipo (prego solo che non legga questo blog) è un cugino di un cugino di un cugino di un cugino…vabbe’, ci siamo capiti. Avevamo cenato insieme domenica e a tavola voleva fare il simpaticone. Faccio un esempio della simpatia estrema: mi si è aperto lo shampoo in valigia e questo fa il battutone «ma non era mica necessario che te lo portavi, qui in America abbiamo lo shampoo!»… Un altro esempio: siccome gli ho raccontato che sono combattuto tra il rimanere in Sicilia come mi dice il cuore e andare in un posto più in linea con i miei interessi lavorativi mi ha detto «you need therapy»… Prima di uscirci lo consideravo alla stregua di una ragade. Poi sono stato investito dalla perplessità estrema quando mi ha proposto la sua visione della città attraverso il “turismo alberghiero”! Sostanzialmente mi ha portato a vedere degli alberghi (ma non soltanto)! Poi però uno vede un albergo così e quasi gli dà ragione…

Hyatt Regency San Francisco

Alla fine, comunque, non era tanto male: mi ha detto un sacco di cose interessanti. Ricordarsi di sospendere il giudizio.

Il primo pomeriggio è trascorso al San Francisco Museum Of Modern Art.

San Francisco Museum Of Modern Art

C’era Obama in città per raccogliere fondi con la senatrice Barbara Boxer. Il presidente non sembra troppo popolare e ho sentito dire di lui peste e corna finora. E San Francisco è una città decisamente democratica.

Barack Obama a San Francisco
(Associated Press photo by Ron Lewis)

Una delle cose a cui è difficile abituarsi è la cena alle 18:30. Però se passate da Berkeley vi potrà aiutare la trattoria La Siciliana della famiglia D’Alò. :)

Ho scoperto che una parola italiana è ampiamente conosciuta e utilizzata negli Stati Uniti: capisc’? Pare che, però, la utilizzasse il mafioso John Gotti detto “l’elegantone”…

Domani si parla dell’entroterra.

Le foto sono qui.

(crosspostato su Rosalio)

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mercoledì 26 maggio 2010

Scoiattoli, “two strikes”, previsioni meteo e docenti in California

A Berkeley uno degli animaletti più comuni è lo scoiattolo marrone (Sciurus niger). Infestatore di giardinetti sul retro, molestatore di passanti per il cibo persino nel campus, amante delle scoiattole tanto da creare (e crearsi) problemi di sovrappopolazione e emigrante anch’esso come i tanti siciliani di California: in origine era nella parte est degli Stati Uniti e in Canada…ora è anche qui.

Sciurus niger

Sto incontrando anche alcuni siciliani qui, di seconda e terza generazione. In particolare ho avuto a che fare con avvocati che si occupano di proprietà intellettuale (legata all’Information and Communication Technology). Uno di loro, nipote di abitanti di Isola delle Femmine approdati a Pittsburg e ora consulente per una potente famiglia americana, mi ha parlato con orgoglio e lucidità degli italiani approdati negli Stati Uniti che ce l’hanno fatta malgrado il fatto che fossero sul “two strikes” quando sono arrivati. Il termine è preso in prestito dal baseball: al terzo strike (“punto” del lanciatore) il giocatore in battuta viene eliminato. I due strike che pagavano gli emigranti italiani erano la povertà e il non conoscere l’inglese. Molti siciliani sono oggi in ruoli chiave

Lunedì mattina ho visto le previsioni meteo e mi ha colpito molto l’interazione tra conduttore, camere live e infografica. Appena trovo il video ve lo mostro.

Sono stato a pranzo anche con il professor Merges che insegna Legge e tecnologia a Berkeley. È stato molto piacevole e ho purtroppo dovuto fare i soliti confronti. I docenti delle università italiane non sono quasi mai disponibili e parlano con gli studenti come se fosse un favore, chiudendosi agli stimoli e negando quello che dovrebbe essere uno dei loro compiti principali. Non è la prima volta che interagisco con docenti di università americane (una volta ho chiesto un paper per il mio dottorato e mi sono arrivate molte informazioni in più del desiderato…) e hanno un atteggiamento molto diverso. Mi viene in mente la questione della headship contrapposta alla leadership…se sei un docente italiano spesso brandisci con autorità il tuo ruolo come se fosse una clava, i docenti americani si guadagnano sul campo il rispetto e l’autorevolezza.

Del perfido (o forse no) parente-di-parente-che-a-me-non-viene-niente ne parliamo la prossima volta…

(crosspostato su Rosalio)

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martedì 25 maggio 2010

Fisherman’s Wharf e San Francisco

Ho dimenticato di parlare di una cosa relativa alle turbolenze in volo. Le volte che mi sono capitati voli “bumpy” in Italia ho sentito gridolini/urla/lamentele e ho visto gente attaccata al sedile. Gli americani si comportano diversamente: durante la turbolenza dormono, mangiano e, se proprio devono manifestare qualcosa…si divertono! ‘Sti due disgraziati mentre cominciavo a pensare di fare testamento facevano gridolini tipo ottovolante e ridevano. Ricordarsi di fare finta di niente anche se stai dentro allo shaker (oltre al classico “non applaudire all’atterraggio”).

Dormo nella stanza di un teenager americano tipico. Ha la batteria, un poster dei Led Zeppelin, dipinge, ha dei libri, un Mac, ama i videogiochi e ha una passione per le magic card. Pare che qui tirino gli zainetti JenSport e di Eastpak che riempiono le nostre classi finora neanche l’ombra.

Dicono che le californiane siano belle ragazze. Il problema è trovarle, visto che finora ho visto soltanto asiatiche!

Ci sono dei cartelloni pubblicitari animati fighissimi…praticamente i 6×3 nostri in versione wide ma con la pubblicità che cambia…hanno un display a contrasto elevato.

Domenica sono stato a Fisherman’s Wharf, la zona del porticciolo dei pescatori dove si mangiano frutti di mare. Mi ha ricordato molto Mondello (e ciò che Mondello potrebbe essere). In generale i colori della San Francisco Bay, un certo essere socievoli e il clima (anche se di pomeriggio entra il vento dal Pacifico e si gela) accomunano la California alla Sicilia. I chioschetti hanno quasi tutti nomi italiani anche se pare che gli asiatici stiano subentrando nelle gestioni.

Fisherman's Wharf

San Francisco è una città molto bella e colorata. Le strade sono a volte strette come quelle europee. È facile essere scontato quando si parla di un posto come questo riportando frasi già dette ma, credetemi, i saliscendi di questa città costruita tra le colline che digradano verso il mare sono inimmaginabili finché non si vedono. Lombart Street, la famosa discesona con i tornantini e i fiori, è divertente.

Lombard Street

Little Italy, nella zona di North Beach, è molto carina, con localini tipici, pasticcerie, ristoranti e una grande chiesa. I pali della luce sono decorati con il tricolore.

Little Italy

E poi tocca ai grattacieli con la Transamerica Pyramid, il più alto edificio di San Francisco (260 metri) nonché uno dei suoi simboli. Il più alto edificio della Sicilia, il grattacielo Ina, è alto 65 metri. Vicino c’era un graffito di Banksy; c’è scritto: «If at first you don’t succeed – call an airstrike».

Transamerica Pyramid

Nel prossimo post parleremo anche del perfido parente-di-parente-che-a-me-non-viene-niente.

Le foto sono qui.

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lunedì 24 maggio 2010

In America

Da venerdì sono negli Stati Uniti. Per una decina di giorni sarò a Berkeley, poi a New York per circa un mese. :)

Ho attraversato l’Oceano Atlantico sotto a una copertina verde e tra le turbolenze sono arrivato a San Francisco di sera, inseguendo il sole a ovest in una lunghissima giornata. Se non siete ancora stati in America sappiate che il percorso per arrivarci NON è dritto seguendo il parallelo ma segue l’ortodromia (percorso più breve tra due punti) con delle variazioni legate ai venti del giorno. Io ho seguito la rotta di nord-ovest: praticamente si esce dalla Normandia e si rientra sul Canada per andare giù fino a New York. Sono a più di diecimila chilometri da casa e ho fatto 16 ore e mezza di volo ma non credo di aver ancora compreso bene dove mi trovo. Per una serie di combinazioni fortuite (che non penso di poter replicare) niente jet lag.

6872 Km

Con ancora negli occhi la visione di Manhattan avvolta nella nebbia al JFK mi accoglie un’enome bandiera americana (sono ovunque!) per cui quasi mi commuovo e un immigration officer che mi fa qualche domanda e mi fa notare che mi sto avvicinando troppo con un cenno: ricordarsi di stare più lontano dalla gente che in Italia e che lo spazio prossemico varia con la cultura… Esco per cambiare terminal e noto con sorpresa che C’È il muro di parenti e di “prelevatori” come a Punta Raisi! Ma non avevamo detto che era un “teatrino” locale? :D C’è l’Airbus A380 di Singapore Airlines al gate…sbavo.

Sono in un altro mondo in cui subito si nota l’organizzazione e lo stile diverso. Appena saliti sul 757 Delta (aereo che – mi ha detto un pilota – fa vagamente pensare a una bella donna magra con grandi tette…e in effetti…) il pilota fa un annuncio molto amichevole e spaccone e parte il video sulle dotazioni di sicurezza che è molto diverso da quelli delle compagnie europee: non annoia, non terrorizza, l’hostess è figa. :D

Anche durante le turbolenze il comandante è scherzoso e in arrivo a San Francisco, dopo un po’ di virate sulla baia ventosa (ed ecco un’altra similitudine con Punta Raisi in atterraggio) e aver visto il Golden Gate (wow!), ci dice che alla nostra sinistra c’è un altro aereo in atterraggio e precisa che non stiamo andando ad atterrare sulla stessa pista. :D

Un guidatore di taxi di origine asiatica mi istruisce sul fatto che la Cina sia migliore degli Stati Uniti perché…si può bere a tutte le ore (!) e mi raccomanda una discoteca a San Francisco dove fanno buona musica trance…

Tra le prime cose che noto c’è un certo buonumore e una predisposizione assoluta al problem solving e ho la sensazione che tutto venga pensato per funzionare…ma guarda che hanno combinato quei reietti scappati dall’Europa per andare in colonie in un posto lontano!

Sabato sono andato all’Università di Berkeley che ha un bellissimo campus e una torre campanaria che si chiama Sather Tower ma che tutti chiamano Campanile. Sì, in italiano.

Sather Tower - Campanile

Non ho ancora capito perché ma è pieno di Mini!

Prossima tappa Fisherman’s Wharf.

AGGIORNAMENTO: le foto sono qui.

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lunedì 10 maggio 2010

La rivoluzione dei social media e la “socialnomia”

Circolava già da un anno un video legato al libro Socialnomics che faceva intendere la potenza dei social media e il loro impatto sull’economia, destinato a crescere più che a scemare come avviene per le fad (“mode temporanee”). Adesso è uscita la versione rivista del video con statistiche aggiornate.

La “socialnomia” è tra noi…qualcuno dice ROI?: «Il ROI dei social media è l’esistenza del tuo business tra cinque anni»… :)

Fate business e non siete ancora sui social media? È il momento di esserci: right here, right now.

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giovedì 6 maggio 2010

Lo stato del web design: tendenze 2010

Quali sono le tendenze del web design nel 2010? Secondo SMASHING MAGAZINE:

  1. design per deliziare (memorizzabile e degno di nota, che miri a creare un contesto speciale per i contenuti);
  2. navigazione con la pressione di tasti (per migliorare l’interazione);
  3. influenza del design per la stampa (titolazione d’impatto, citazioni evidenziate, testo indentato, immagini di supporto, note a margine e a pie’ di pagina; griglie);
  4. “orizzontalismo” (scroll orizzontale o anche orizzontale);
  5. tipografia ricca, forte («Il futuro è grande, grassetto e tipografico»).
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