mercoledì 7 aprile 2004

Casini tra sciiti in Iraq

In Iraq in questi giorni c’è un po’ più di trambusto rispetto al solito. Alcuni sciiti vicini a Muqtada al-Sadr hanno perso la pazienza e, isolati dagli sciiti moderati, si scontrano con i militari anglo-americani e con gli italiani che, per difesa, rispondono al fuoco.

Sui giornali e su alcuni blog si leggono delle robe imprecise (se scritte per ignoranza e in buona fede) e/o mistificatorie (se in mala fede). Qualcuno si accorge che in Iraq c’è la guerra (ma non lo sapevamo già?) e che in guerra si muore. E gli italiani? Ma non erano in missione di peacekeeping?

Siamo realisti: gli italiani sono dall’inizio in missione di peace enforcing, anche perché per fare peacekeeping ci vuole la pace (e non c’è, mi pare).

Se ti sparano addosso tu che fai? La «sinistra strategica» italiana è unita:

«Verdi, Pdci, Prc, Cgil e Correntone diesse dimostrando una posizione di altissimo profilo strategico, scegliendo con coraggio una soluzione di raffinatissima politica internazionale ed attenta analisi critica della rivolta sciita e dell’attuale situazione irachena, lanciano la loro proposta: darsela a gambe, svignarsela, levare le tende, salutare e dietrofront. Ciaociao belli, mo so’ cazzi vostri. Come marmittoni di un film di Alberto Sordi» (parole di questo post di Rudy Belcastro).

Tornando all’Iraq, ho avuto il piacere di ascoltare alcuni mesi fa Khaled Fouad Allam (islamista algerino che insegna all’Università di Trieste) che ne parlava. Aveva evidenziato che il nodo cruciale della guerra sarebbe stato il tipo di sciismo che uscirà vincitore in Iraq, perché non c’è dubbio che gli sciiti siano maggioranza (67% della popolazione, secondo alcune stime), ma all’interno della fazione sciita ci sono forti differenze di vedute, gruppi radical-rivoluzionari e gruppi liberali, moderazione e integralismo.

Fouad Allam disse: «MAI, MAI gli sciiti hanno governato in un paese arabo». È quindi interesse degli sciiti favorire la transizione e nei mesi scorsi ciò è in parte avvenuto. Ma uno stato “secolare” a fianco dell’Iran, con possibili spill over, non piace all’ayatollah Ali Khamenei, che avrebbe messo a disposizione delle teste calde sciite di al-Sadr (e non solo) un miliardo di dollari per fare un po’ di casino in Iraq.

Ecco una spiegazione ragionata (che in parte si trova anche su il nuovo Riformista di domani) dei disordini di questi giorni: un “regolamento di conti” tra sciiti.

Bisogna perseverare e pazientare. Un giorno l’Iraq sarà una terra libera e democratica.



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