martedì 4 aprile 2006

La comunicazione, Berlusconi e Prodi 2

Qualche osservazione sulla comunicazione durante il secondo confronto tra Prodi e Berlusconi.

Berlusconi prevale ancora una volta per la parte verbale (linguaggio). Molto chiara la frase sul figlio del professionista = figlio dell’operaio come conseguenza della politica fiscale dell’avversario abbinata a richiami opportuni della parola «redistribuzione», al calcare sulla mancata credibilità di Prodi e a passaggi come «Cinque deputati contro 150 dell’estrema sinistra». Qualche frase ad effetto anche questa volta, come «parole di miele», «catto-comunista dossettiano», «astruserie», «parole, parole, parole», «faccia di curato bonario» e, soprattutto, «utile idiota» nel suo senso pregnante leninista e «sì, avete sentito bene» in chiusura. Apprezzabile anche il grottesco quadro degli alleati dell’Unione con la staffilata a D’Alema «vestito da marinaretto». :) Prodi va bene all’inizio nella citazione del Vangelo di Marco, poi ripete ancora per quattro volte la sua parola chiave “serio/seria” e scivola decisamente quando dice che Berlusconi «si attacca ai numeri come gli ubriachi si attaccano ai lampioni» (l’aforisma citato è di Andrew Lang). Negli appelli finali Prodi va benino, Berlusconi benissimo (comunicazione efficace sintetizzata nelle tre ragioni per votarlo, nel riferimento alla «forza di un sogno» e nella promessa dell’abolizione dell’ICI che gli assicura la scena per i giorni a venire) e dimostra di sapere realizzare uno spot di due minuti e mezzo in presa diretta. Insuperabile.

Riguardo al paraverbale scivoloni da ambo le parti. Prodi esita spesso, è lento e quando viene punzecchiato reagisce pesantemente alterando il tono e arrivando a dire un «oh!» e un «maestà della legge» a volume eccessivo. Anche Berlusconi si altera troppo e risulta fastidiosamente perentorio in alcuni passaggi; all’inizio del suo intervento la voce trema palesemente rivelando tensione.

Non verbale: poco da dire sugli abiti; le posizioni sono invertite rispetto al 14 marzo. All’inizio Prodi mostra una postura più rilassata di Berlusconi ma spesso incrocia le braccia, noto segno di chiusura. Berlusconi stavolta non scarabocchia ma stringe il tavolo con la mano sinistra (e all’inizio anche la penna con la destra). Sembra che scarichi la tensione sugli oggetti. Qualche colpo di tosse e qualche “raschiamento” indicano la stessa cosa ma sembra meno teso della volta scorsa. Si mostra congruente quando il busto va indietro (microsegnale di rifiuto) mentre parla della sinistra che non esita a «diffamare l’Italia per una bieca convenienza di parte». Ancora una volta Berlusconi si mostra visivo, alzando le mani quando parla di calcoli relativi alla famiglia e del sogno di libertà nell’appello finale. Nell’appello finale Berlusconi mostra congruenza, soprattutto in chiusura con l’indice puntato mentre chiede di «andare avanti».

Per me è ancora un pari perché Berlusconi avrebbe potuto fare meglio, anche se un appello finale così è notevole. Che Prodi sia scarso come comunicatore non è una novità.



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COMMENTI COMMENTI


  1. martedì 4 aprile 2006

    Una proposta vergognosa che condanna a morte i comuni d’Italia. Se prima la CDL si scandalizzava per l’abbassamento del cuneo fiscale di 5 punti ovvero trovare 10 miliardi di Euro per abbassare il costo del lavoro, adesso è legittimo che l’Unione chieda dove troverà Berlusconi 10 miliardi di euro all’anno (abolizione dell’ICI) più gli altri 35 miliardi che Berlusconi ha promesso nelle precedenti proposte. Stiamo parlando di 45 miliardi di Euro, mi consenta, non sono bruscolini. Prodi ha risposto dove troverà i 10 miliardi, non tasserà ma farà una lotta accanita contro l’evasione fiscale, perchè uno stato non si fonda sul principio della trasgressione delle leggi. Come cittadino spero che Berlusconi mi dica dove troverà i 45 miliardi di euro, oppure alzerà le tasse. Perchè di soldi non ne vedo. Per quanto eravamo in crisi Tremonti voleva vendere il Colosee, ma cribbio!

    Separatore
  2. martedì 4 aprile 2006

    Ma chissenefrega di Berlusconi, Prodi e le tue analisi del menga.
    Questo blog è noioso, autoreferenziale, fine a se stesso e autocelebrativo sino alla nausea. Quando poi un ‘signor nessuno’ come te si improvvisa esegeta della retorica politica e analista televisivo, mi scende il latte in quei posti lì.
    Cancello subito i tuoi feed dal mio aggregator, così come ho fatto con Rosalio, poco Rosa e molto IO (io tuo ‘io’…).
    Tu continua a vendere fumo nell’università, a corteggiare i baroni accademici e a spacciarti per ‘blogger’ e tecno-internet-esperto dei miei stivali…

    Separatore
  3. martedì 4 aprile 2006

    Buon viaggio! :)

    Separatore
  4. martedì 4 aprile 2006

    Ecco, io fossi stato Berlusconi nell’appello finale avrei solo evitato di puntare il dito verso la telecamera, ché mi è sembrato troppo finto, buffo e plateale. Per il resto ho notato un Prodi a cui probabilmente il consulente di immagine ha consigliato di ridere di più. Ed ha riso. Troppo. Anche quando non c’era proprio un ca**o da ridere. ;)

    Separatore
  5. martedì 4 aprile 2006

    Prodi VS Berlusconi, ritorno: 0 – 1
    Il Cavaliere vince, comunicativamente, al fotofinish.

    Separatore
  6. martedì 4 aprile 2006

    Ecco, spiegatemi perché il figlio dell’operaio non dovrebbe essere uguale al figlio dell’imprenditore. Certo l’imprenditore “ha fatto di più” e quindi è più “meritevole” dell’operaio, diciamo così. Ma questo vale, appunto, per quanto riguarda l’operaio e l’imprenditore, non i loro figli.
    Che merito o colpa hanno i figli dei propri padri? Dovrebbero tutti partire con le medesime condizioni, altrimenti ogni pretesa di valutazione del merito sarà fasulla. E la meritocrazia dovrebbe essere un concetto pulsante nel cuore della destra. Peccato che necessiti di condizioni d’eguaglianza in partenza.
    Per la cronaca la soluzione non è rendere “povero” il figlio dell’imprenditore, ma garantire più messi al figlio dell’operaio: una scuola pubblica di eccellenza ed appunto un contributo statale fino alla maggiore età. Che sia difficile da fare sono d’accordo. Che sia una misura di grandissima democrazia dovreste essere d’accordo.

    Separatore
  7. martedì 4 aprile 2006

    Ma dove hai imparato a commentare ?
    Alla sede di Forza Italia ?

    Berlusconi: patetico, spaventato, ripetitivo, arrogante. Falso nei dati e nella comunicazione. Come al solito insomma !
    E pesantemente offensivo, come anche oggi, d’altronde.

    Prodi: chiaro e incisivo. Qualche problema nel parlare, ma di fronte ad una tale arroganza perfino Cristo avrebbe avuto qualche problema.
    Unico problema: avrebbe dovuto attaccare un pò di più.

    Separatore
  8. martedì 4 aprile 2006

    Anche stavolta, io non posso che notare la differenza con il programma che ho visto io.

    Più che polemizzare, mi faccio una domanda: ma la scienza della comunicazione è davvero una scienza? Cioè, esistono parametri oggettivi che ti permettano di sostenere che «catto-comunista dossettiano» è una frase ad effetto? Come se tutti sapessero cos’è un «catto-comunista dossettiano» (io ho la sensazione che i pochi che sanno cos’è spesso lo trovino simpatico, un «catto-comunista dossettiano»).

    Separatore
  9. martedì 4 aprile 2006

    Leo possiamo soltanto fare delle supposizioni basandoci sugli elementi visibili, udibili e sulle sensazioni senza giungere a conclusioni oggettive, sempre soggettive. Ad esempio quando Prodi incrocia le braccia non è detto che si tratti di una chiusura verso il dibattito, la telecamera ecc. Potrebbe pensare ai fatti suoi o a come mettere d’accordo gli alleati e quindi mostrare un segnale di chiusura. :P Oppure sentire semplicemente freddo ecc.

    Riguardo alla frase «catto-comunista dossettiano» mi pare evidente che Berlusconi l’abbia utilizzata per sortire un effetto. Azzarderei anche che l’effetto sarebbe di demolire la credibilità dell’avversario, se messa insieme ad altre frasi. Ciò non vuol dire che quella specifica frase sortisca nel caso preso in esame l’effetto desiderato.

    Separatore
  10. martedì 4 aprile 2006

    se la promessa sull’abolizione dell’ICI avesse potuto giocare un qualche ruolo nello spostare dei voti verso il centro-destra, questo è stato efficacemente neutralizzato dall’epiteto di ‘co**ioni’ che lo stesso Premier ha usato oggi per definire gli elettori del centro-sinistra…..
    1 – 1 palla al centro ;-)

    Separatore
  11. martedì 4 aprile 2006

    “co**ione” è quella testa di ca**o di Berlusconi. Allora io sarei un co**ione perchè voto a sinistra???? ieri nel duello ha vinto nettamente Prodi, é proprio vero, Berlusconi si attacca ai numeri come l’ubriaco al lampione. Numeri di Berlusconi che non esistono. ca**o svegliatevi e mandiamolo a casa, ha fatto solo i suoi interessi e continuerà a farlo, “co**ione” è chi lo vota

    Separatore
  12. mercoledì 5 aprile 2006

    Intervengo per dire due cose ai commentatori che non si dicono d’accordo con te. Il problema, a livello di comunicazione, non è ciò che viene COMUNICATO, ma ciò che viene PERCEPITO. Non è importante affermare una cosa perchè tale cose è vera o ha un significato per chi la enuncia. E’ importante affermarla solo (e immagino sia così anche in questo caso) se ha un effetto. Quando Berlusconi dice “cattocomunista dossettiano” a parte che dice una verità storica comprovata, poichè il Prodi che ritenete verginello è uan controfigura politica di Ciriaco De Mita e della sinistra Dc, la parte peggiore del partito democristiana, ma dicevamo non sta dicendo una cosa che è importante per lui che l’afferma. Berlusconi, come tutti i grandi comunicatori, dice una cosa per sortire un effetto. Per quanto mi riguarda ritengo che si stesse riferendo a quella parte di elettorato che ritiene che le cose non cambino mai, non siano mai cambiate, e si siano mossi tra una coalizione e l’altra, in questi anni, più per umore che per convinzione.

    Separatore
  13. mercoledì 5 aprile 2006

    Ottima analisi, solo non concordo molto sull’appello finale. E’ stato un totale cambio di registro rispetto al resto del confronto, un ritorno alle squallide atmosfere “da televendita” dei vecchi spot berlusconiani!

    E’ triste che ancora oggi il Berlusca punti sulla più mellifua retorica populista…

    Separatore

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