Archivio della categoria politicate

giovedì 19 febbraio 2009

Obama’s elf

(via boingboing)

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lunedì 15 dicembre 2008

Il “Delirio” di Beppe Grillo

Ieri sera sono stato “trascinato” a vedere Delirio, lo spettacolo di Beppe Grillo. Volevo condividere con voi alcune impressioni e riflessioni su questa serata col comico (santone qualunquista).

Lo spettacolo è gradevole, ci sono alcuni passaggi brillanti e altri che fanno riflettere (e cadute di stile come quando chiama Brunetta iPod Nano): insomma, il comico c’è. Grande è, invece, la mia perplessità sul Grillo portatore di istanze politiche e sul Grillo taumaturgo. Già in passato ho mostrato grande scetticismo sulle sue iniziative, poco pragmatiche (o moltissimo, se il fine è quello di riempire i suoi palasport e di vendere i suoi DVD: il suo reddito è invidiabile) e demagogiche. È facile trovare gente che annuisce quando si condannano l’inquinamento, la corruzione, l’asimmetria informativa. Un po’ meno facile trovare delle soluzioni efficaci.

Grillo è forte dello sconforto del pubblico che lo segue e che a volte si beve le sue balle. Nello spettacolo, oltre a decantare la magica biopalla/balla per lavare senza detersivo (pare che non funzioni), dice che il The New York Times starebbe chiudendo e che il suo grattacielo sarebbe stato “pignorato” (non è vero: è stato ipotecato) e che il suo blog sarebbe tra i primi dieci al mondo (non mi risulta, per Technorati oggi è sessantunesimo).

Guardando Grillo pensavo che non può essere un punto di riferimento per me. Mi piacerebbe avere come punti di riferimento persone candide (e non so quanto Grillo lo sia), con idee condivisibili (a volte le sue lo sono in valore assoluto) e, soprattutto, realizzabili (questo è il suo punto più debole, come dimostra anche la questione recente delle firme per il referendum respinte: per cambiare le regole bisogna conoscere le regole e saperle utilizzare a proprio vantaggio, come nelle arti marziali si usa la forza dell’avversario).

Ad ogni modo mi sembra di poter dire che il fenomeno Grillo come blogger (la dichiarazione sulla casa in Svizzera e i blog è ridicola e assesta l’ennesimo colpo alla sua credibilità) e come politico (le liste da lui certificate sono state un fiasco clamoroso) si stia sgonfiando. Persino il suo grido di guerra, il becero “vaffanculo” di day ormai lontani, è stato sussurrato dal suo pubblico a fine spettacolo, dove lui chiedeva di urlarlo.

AGGIORNAMENTO: merita una lettura La chiesa di Grillology.

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lunedì 17 novembre 2008

Obama e l’american dream

A qualche giorno dall’elezione di Barack Obama, a freddo, vorrei fissare alcune considerazioni. Ho seguito con poca attenzione le elezioni americane, anche se avrei voluto seguirle meglio, e ci sono molti motivi per cui rimarranno nella storia.

Obama - CHANGE CAN HAPPEN

Sono fondamentalmente un conservatore e mi trovo più a mio agio con i repubblicani, eppure nutrivo delle simpatie per Hillary Clinton. Mi piace la storia da “maverick” di John McCain e apprezzavo Sarah Palin per la sua determinazione. Ad ogni modo guardo con ammirazione all’affermazione di Barack Obama perché, al di là delle frequentazioni del suo passato e di un’abilità di guida ancora tutta da dimostrare, Obama è un simbolo dell’american dream, quel sogno per cui “in the land of the free you can be what you want to be”. L’ascesa di Obama, rimbalzato alla convention repubblicana di otto anni fa, vincente sulla Clinton e trionfante su McCain (che ha ha fatto un “concede” estremamente patriottico e lodevole: «I wish Godspeed to the man who was my former opponent and will be my president») è una storia americana, tipicamente americana, e un motivo in più per me per amare l’America.

Obama - OMG

Sorrido guardando e leggendo gli italiani che lo osannano, rabbrividisco quando Veltroni anche lontanamente si accosta a lui («Yes he can, no you can’t», dovremmo ripetergli) e penso che Obama li deluderà perché gli ideali di fondo degli americani permeano in maniera bipartisan repubblicani e democratici. Per esempio quello della supremazia in Medio Oriente: l’Iran rimane nel mirino.

«Yes he can, no you can't» (foto di Chiara Lalli)

Obama è un ottimo comunicatore e fa un uso massiccio delle tecniche della programmazione neurolinguistica. Ma la sua forza sta nel messaggio: CHANGE, change has come to America. È stato in grado di attivare milioni di persone, motivarli, stringerli insieme per una causa, stimolarne la creatività (gli artisti, i designer e i comunicatori hanno prodotto delle cose fantastiche per cui si parla di Obama Art). Se fosse soltanto per questo è già e sarà nella storia. Ero tra quelli che, forse per disattenzione, non hanno colto la portata e la forza del suo messaggio.

Obama - All Colors Together Obama - HOPE

Sull’uso di Internet che ha fatto credo ci sia molto da approfondire e studiare, non è questa la sede. Apprezzo molte cose della campagna, dalla precedenza al web per la comunicazione (che dimostra una percezione dei tempi di Internet) a Change.gov.

Il fascino di Obama, in parte o del tutto, ha toccato ciascuno di noi. Eppure il sogno potrebbe diventare un incubo.

Barack Obama

Per il momento buona fortuna, presidente.

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sabato 25 ottobre 2008

La morte dell’Università

La morte dell'Università
(foto di Tiziano De Matteis)

Francamente non riesco ad appassionarmi al dibattito sulla legge 133 e sulle possibili conseguenze mortali per l’Università. Non ci riesco perché non saranno né Mariastella Gelmini né gli studenti che protestano a determinare la vita o la morte del paziente.

Perché in Italia l’Università è già morta da un pezzo.

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domenica 5 ottobre 2008

Purtroppo (per Obama) Sarah Palin c’è

Sarah Palin è uscita benissimo dal dibattito televisivo con il suo omologo Biden. Intanto la campagna per le presidenziali americane prosegue vivacissima, tra grafici e domini maliziosi.

Sarah Palin Debate Flow Chart

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